Me lo dicevi, mischiato insieme a un sacco di cose che mi dicevi, ma questo lo dicevi, ricordo, lo dicevi raccontando odissee in versione masticabile mentre coglievi grappoli di uva fragola e limoni pochi e un bidone azzurro di ruggine ricordo, o di verderame non so, in cui bollivano bottiglie l'odore dei pomodori e del grasso della catena della bici mescolavano mentre dicevi qualcosa che mi è sicuramente rimasto e che gioca a nascondino con eumeo e i proci e penelope che filava certo meglio di berta e il sangue raggrumato alle ginocchia e i gomiti che prudono croste da grattare via e masticare per sentire odore di me e telemaco che mi piaceva molto e argo e moschino, che come lui era cane ma non di ulisse, era tuo la luce tenue del pomeriggio inoltrato rantolante niente e miseri sprazzi ma liberi di fantasie turchine e rosa sciocchin come il tubo della bici sotto le gonne della ragazzina nel cortile di fianco. La metà bionda dei miei intestini correva più libero di me che pensavo per due e ascoltavo solo pianto. l'altra metà dello stomaco mio tratteneva il fiato sotto i riccioli e dietro gli occhi accesi annaffiava matematica da far crescere e fumare, tra sé e sé, per avere consapevolezza di sé. ci guardavi venir su e dicevi, lo dicevi chiaramente, e noi lo ascoltavamo, lo so, l'ascoltavamo di certo, nonno
Rovere scuro affumicato incastonato con parsimonia pretenziosa in superfici lisce di formica camaleontica; lattice e vinile e de-odore di muschiobbianco da due soldi, unisex come un desiderio barocco di felicità elaborata da macchine binarie ma complesse e ragionieri in boxer a pallini con mutuo a tasso fisso incorporata garanzia di suoceri sussiegosi (loro, non miei per carità !) appiccicato alla maglietta nera con bottoni finto-madre (perla) e buco di tromba in pieno petto, chè nemmeno sgrullare è facile.
Discosto, ma col sostegno di vecchi appena ingessati in maniere nemmeno troppo buone, sì oneste e colte e nobili, di moda no - chè mancano smalto e olio - accenno passi distratti con lussuoso e cadenzato incedere. Lusso di credere che il corpo e la comida e quel che l'accompagna non contino, sì lo studio, la conoscenza e l'arte. Idee rococò di vite e pensieri che bastano a se stessi.Di là intanto apparecchiano pranzo e cena e colazione a volte quando lo spirito torna a mani vuote - un paio di volte l'anno ma per più di qualche settimana e basta e avanza pure. Di qua la paura che sia tutto qui avanza. e si fa padrona.